Obesità infantile, soliti dati scoraggianti: Italia seconda su venticinque Paesi

Cosa è cambiato in Italia sul fronte dell’obesità infantile? Verrebbe da rispondere “nulla”, anzi i recenti dati analizzati dal Food Sustainability Index (FSI) mostrano un vero e proprio peggioramento. L’Italia infatti figura al secondo posto nella classifica, negativa, dei paesi con il più alto indice di obesità tra i 2 ed i 18 anni. Una notizia pessima considerato l’impegno che negli anni hanno profuso esperti, associazioni ed addetti al settore per far sì che l’epidemia tra i bambini venisse scongiurata.

 

La ricerca “Mangiare meglio” di cui si è parlato nelle scorse settimane al Forum Barilla alla Bocconi, non rende note le provenienze locali dei bambini ma ormai sappiamo anche come la maglia nera si affidata ogni anno alla nostra Campania.
L’FSI è stato voluto dalla Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition in collaborazione con il centro di ricerca The Economist intelligence Unit. I dati riguardano l’”alimentazione a livello globale” attraverso ben 58 parametri. L’Italia mostra seri problemi non in tutti gli aspetti, tra cui quello della sostenibilità (l’impegno del nostro Paese in questo senso è innegabile), ma esclusivamente su quello dell’obesità infantile che ha ormai raggiunto dimensioni preoccupanti. Abbiamo trattato l’argomento spesso anche sul blog del Cmso cercando di dare utili consigli per l’alimentazione dei più piccoli.

La prevenzione resta dunque importantissima, tanto quanto la collaborazione con i genitori, con le scuole e le istituzioni affinché i bimbi cambino il loro stile di vita, improntandolo all’alimentazione sana, ispirata alla dieta mediterranea, ma anche al movimento e allo sport. Una “lotta” su più fronti può essere davvero utile ad evitare che i pazienti dei centri per la perdita di peso, così come i pazienti di diabete (non dimenticate mai il legame strettissimo tra diabete ed obesità!) con il tempo diventino sempre più giovani. Sovvertiamo, insieme, questi dati così scoraggianti!

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