• Obesità: il rischio aumenta se si pranza in ufficio?

Obesità: il rischio aumenta se si pranza in ufficio?

Non tutti hanno la possibilità di pranzare a casa per le tempistiche lavorative e dunque il pranzo in ufficio o a mensa è un’abitudine che accomuna tantissimi italiani. Eppure pare che mangiare lontano da casa aumenti i rischio di obesità. Il Queens College di New York ha dimostrato che pranzare ogni giorno fuori casa contribuirebbe a determinare livelli più bassi di vitamine e ad aumentare il colesterolo.

 

Nello studio sono stati esaminati 8.314 individui per un periodo di 5 anni e si è scoperto che coloro che in una settimana avevano mangiato sei o più pastifuori casa avevano un più alto indice di massa corporea, minori concentrazioni di lipoproteine ad alta densità che sono responsabili della rimozione del colesterolo in eccesso nel sangue. Anche i nutrienti, in particolare le vitamine C ed E, erano in minore concentrazione. Una condizione comune soprattutto alle donne over 50.

Questo cosa significa? Tutti coloro che pranzano fuori casa sono destinati all’obesità? No. Quello che conta davvero, anche e soprattutto fuori casa, è la capacità di autoregolarsi e saper scegliere. A mensa, ad esempio, le proposte di verdura sono sempre tante e varie e spesso si potrebbero preferire pietanze meno caloriche rispetto ad altre. Quando si è costretti a ricorrere ad uno snack veloce invece è giusto sapere che un trancio di pizza o un gelato alla frutta potrebbero ben sostituire un pasto. La ‘colpa’ non è dunque da attribuire alle mense o a ciò che è proposto fuori casa ma alla “scelta” sbagliata che molti fanno, mossi dall’appetito e dalla fretta.

Il rispetto delle esigenze lavorative dei pazienti è uno dei criteri principali nell’assegnazione di una Dieta al CMSO. Insieme al nutrizionista infatti si concordano gli alimenti da preferire a pranzo anche sulla base di una eventuale frequentazione di una mensa o di un pranzo fuori casa. Non ha senso assegnare pietanze che il paziente a ora di pranzo non può cucinare, ma il compito del nutrizionista è quello di inculcare al paziente uno ‘stile di vita alimentare’ e non di comunicargli la solita ‘conta delle calorie’. Al CMSO ogni aspetto viene considerato nella cura dell’Obesità, anche quello dei ritmi della vita quotidiana. Una cura “a 360°”!

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